La costa Jonica: sole, mare e relax

La costa Jonica: sole, mare e relax

La costa jonica è la parte della Basilicata, in provincia di Matera, che si affaccia sul Mar Jonio, si estende da Metaponto, al confine con la Puglia, fino a Nova Siri, a ridosso della Calabria.

L’entroterra della pianura metapontina è una delle zone più produttive della regione, intensamente coltivata a vigneti, agrumeti e frutteti. Le numerose aziende agricole, presenti in loco, producono prodotti di ottima qualità esportati oggi in tutta Europa.

Tra Storia e Cultura

In antichità le coste del Mar Jonio furono approdi privilegiati dei coloni provenienti una regione del Peloponneso nord-occidentale, che nel VII secolo a.C. fondarono la città di Metaponto. Qui secondo la tradizione morì Pitagora, il filosofo e matematico greco. Queste terre erano costellate da numerosi villaggi abitate da una popolazione indigena italica, nota ai greci con il nome di Enotri.

Intorno al 650 a.C. i Colofoni, un gruppo di esuli greci di stirpe ionica, fondò l’antica città di Siris, nei pressi del castello dell’odierna Policoro, che in poco tempo divenne un centro strategico per gli scambi commerciali con le popolazioni dell’entroterra.

La decadenza di Metaponto cominciò nel 433 a.C. quando i Turioti e i Tarantini fondarono, sulle rovire di Siris, la città di Heraclea che divenne capitale della Lega Italiota contro le espansioni del Lucani. In questo territorio nel 280 a.C. Pirro, re dell’Epiro, con i suoi elefanti sconfisse i Romani nella famosa battaglia di Heraclea. La città ne rimase devastata, tanto che il suo territorio venne ben presto abbandonato. Al periodo immediatamente successivo sono databili le Tavole bronzee di Heraclea, rinvenute nel 1732 alla foce del fiume Cavone, nel territorio di Montalbano Jonico.

Le antiche vestigia della Magna Grecia rivivono nelle aree archeologiche di Metaponto e Policoro, nel tempio extraurbano di Hera del tardo VI secolo a.C., meglio conosciuto col nome di Tavole Palatine, nel Museo Nazionale del Metapontino e in quello della Siritide di Policoro.

Al tempo dei Greci la costa jonica lucana era una grande foresta di pianura, che il lento processo di antropizzazione ha trasformato in una zona agricola. L’ultimo lembo di questa eccezionale foresta si conserva nel Bosco Pantano di Policoro, che si estende su una superficie di circa 450 ettari e dominato da esemplari di frassino, ontano, pioppio, salice e olmo. Sono il regno di una fauna ricca e varia con ghiri, tassi, volpi, lepri ed esemplari di testuggine di Hermann. Anche i rapaci sono diversi dal gheppio alla poiana, dal lanario al falco di palude.

La Costa Jonica della Basilicata si estende per circa 35 Km da Metaponto a Nova Siri.
E’ una fascia pianeggiante ricca di risorse storiche e naturali racchiusa dal Mar Jonio e alle spalle dal declinare della collina materana dove sfociano 5 dei principali fiumi lucani: il Bradano, il Basento, il Cavone, l’Agri e il Sinni.

L’intera area è uno dei più importanti siti della Magna Grecia dove a partire dal VIII secolo a.C. nacquero le città di Metaponto, Heraclea (nome originario di Policoro), Siris e Pandosia.
Questi luoghi ospitarono Pitagora che fondò una propria scuola, e furono teatro di scontri e accadimenti storici come la guerra dei Romani contro Pirro nella Battaglia di Heraclea.


La Costa Jonica della Basilicata e’ un luogo di villeggiatura per eccellenza dove agli ampi arenili e spiagge dalla sabbia finissima sono riparate da grandi distese alberate prevalentemente formate da pini ed eucalipti. Sulle spiagge si trovano ancora le essenze tipiche della zona tra le quali il raro giglio di mare (Pancratium maritimum).
Vi sono zone di particolare importanza naturalistica in corrispondenza della foce dei fiumi, tra queste spicca il Bosco Pantano di Policoro, uno dei pochi boschi planiziali relitti presenti in Italia.

A ridosso della fascia costiera vi sono i territori coltivati della pianura metapontina le cui produzioni di frutta e ortaggi vengono esportate in tutta Europa. Arance, mandarini, susine, pesche, percochi, albicocche, fragole, uva, e una grande varietà di ortaggi rappresentano un vero e proprio tesoro dell’agricoltura regionale

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